Testimonianze di vita al Forcello:
parlano i materiali
L’analisi stratigrafica del deposito archeologico
del Forcello ha fornito informazioni di notevole importanza
sulla successione delle fasi insediative, sui caratteri
strutturali e sull’organizzazione spaziale dell’abitato,
ma sono certamente i materiali archeologici a permetterci
di cogliere in dettaglio tutti gli aspetti che caratterizzavano
la comunitĂ che qui risiedeva e prosperava. Sono stati
rinvenuti, infatti, classi e tipi di manufatti non
solo di produzione locale ma anche di importazione
dalle localitĂ piĂą diverse. I primi attestano in modo
indiscutibile che gli abitanti del Forcello erano di
origine etrusca, mentre i secondi dimostrano che questo
insediamento rappresentava un importante centro di
traffici, punto nodale di comunicazione fra il mondo
mediterraneo centro-orientale, ed egeo in particolare,
e l’Europa centrale.
Anfore e ceramica attica:il
vino e le attivitĂ simposiache
La maggior parte
delle merci provenienti dalla Grecia, dopo aver fatto
scalo ad Adria e Spina, proseguiva il suo percorso
su imbarcazioni adatte alla navigazione fluviale
fino al Forcello. Le numerose anfore commerciali da
trasporto rinvenute, di cui è stato finora possibile
riconoscere almeno otto provenienze diverse, mostrano
che i prodotti di scambio erano rappresentati prevalentemente
da vino e da olio.L’origine
e la quantitĂ del prodotto era garantita proprio
dalla forma delle anfore, che era peculiare di
ogni centro produttivo. L’alta percentuale di anfore
rinvenute in tutti i livelli dell’insediamento
non trova confronti in nessun altro sito dell’Etruria
padana. In stretta relazione con il consumo del
vino viene adottato anche un costume tipicamente
greco, già introdotto e apprezzato anche nell’Etruria
propria, quello del banchetto o piĂą in generale
delle attivitĂ simposiache. Tali attivitĂ sono
testimoniate dalla presenza, durante tutte le fasi
di vita dell’abitato, di notevoli quantità di pregiata
ceramica attica. Rappresentata in diverse forme,
a semplice vernice nera, con decorazioni a figure
nere o a figure rosse realizzate anche da grandi
maestri ateniesi, questa classe ceramica è indice
della notevole ricchezza degli abitanti del Forcello.
Infine, il riconoscimento degli artisti o delle
botteghe a cui si deve la decorazione di questi
manufatti, collocabili cronologicamente in precisi
e ben definiti periodi storici, rappresenta uno
dei piĂą importanti strumenti di datazione dei diversi
livelli del deposito.
Dal Mediterraneo
orientale al mondo transalpino
A completare
il quadro dei prodotti provenienti dal Mediterraneo
orientale vi erano profumi ed essenze pregiate,
contenute in preziosi vasetti di vetro policromo provenienti
principalmente da Rodi. Al Forcello si segnala,
in particolare, il ritrovamento di numerosi frammenti
di balsamari provenienti dai contesti di scavo,
mentre assolutamente eccezionale è un aryballos recuperato
integro nel 1873. Sempre in vetro policromo sono
fabbricate le numerose perle, monocrome e per lo
piĂą a sfondo blu, decorate a filature gialle o
bianche con motivi a zig zag, anulari o oculiformi,
rinvenute in quasi tutte le fasi di vita dell’abitato. Si
tratta di un tipo di manufatto di vastissima diffusione,
dal bacino del Mediterraneo fino alla Britannia,
associato probabilmente alla sfera femminile e
utilizzato come vago di collana, spesso in associazione
con elementi in ambra, o singolarmente come amuleto.
Difficile stabilire con precisione quale possa
essere il centro di produzione delle perline del Forcello;
non si esclude nemmeno che, almeno in parte, possano
essere state realizzate nell’abitato stesso. Tra
i prodotti esotici giunti al Forcello si ricordano
anche due conchiglie cipree (Cyprea monetaria)
originarie del Mar Rosso, una bambolina in terracotta
prodotta a Corinto ed una testina fittile appartenente
ad una statuetta di probabile fabbricazione rodia.
Costituisce invece un evento straordinario ed isolato
il rinvenimento, durante la campagna di scavo del 1999,
di uno scarabeo in diaspro verde orientale di produzione
fenicio-cipriota. Proveniente dal livello di incendio
della casa I della fase F, presso la parete sud-orientale
dell’ambiente 8, si tratta di un sigillo con intagliata
sulla base una raffigurazione del dio egizio Bes in
combattimento contro un leone. Prodotto forse attorno
al 550-540 a.C., rimase in uso, come dimostrano le
tracce di usura, per almeno due generazioni, fino a
rimanere seppellito dall’incendio che ha distrutto
l’abitazione attorno al 500 a.C. I contatti degli abitanti
del Forcello con altre popolazioni non avvenivano unicamente
a lunga distanza, ma numerose sono le attestazioni
di materiali riconducibili alle coeve culture padane,
alpine e transalpine. Non si tratta di manufatti
di prestigio soggetti agli scambi, bensì di oggetti
per lo piĂą di uso comune, quali ornamenti e spille
per allacciare le vesti, chiara indicazione che
questo centro ospitava anche personaggi delle piĂą disparate
provenienze. Al mondo veneto, che prima dell’espansione
etrusca comprendeva anche il territorio mantovano,
appartengono alcuni frammenti ceramici e un’iscrizione
incisa su un lingottino di bronzo. Due fibule ed
una armilla testimoniano i rapporti con il mondo
alpino centro-orientale ed in particolare retico
ed euganeo. Si tratta comunque di rinvenimenti
che assumono importanza ai fini cronologici in
quanto provenienti da contesti stratigrafici ben
datati. Numerose sono le tipologie di oggetti che
riconducono alla cultura di Golasecca, diffusa
nella Lombardia occidentale, nel Piemonte orientale
e nel Canton Ticino: fibule, pendagli, perle da
orecchino in bronzo e i caratteristici bicchieri
del Golasecca III A. Erano proprio i Celti golasecchiani
che facevano da tramite fra le popolazioni etrusche
e i Celti transalpini: non è quindi un caso se
al Forcello sono state rinvenute anche alcune fibule
di tipo tardo-hallstattiano e antico La Téne, provenienti
dalla Germania sud-occidentale, dalla Borgogna
e dalla regione della Marna. Dall’Etruria tirrenica
e interna provengono alcuni beni di lusso quali
metalli lavorati o semilavorati e vasellame bronzeo
legato al consumo del vino.
La produzione etrusca
locale
Alla produzione locale appartengono
la maggior parte delle ceramiche rinvenute al Forcello,
riconducibili a contenitori per cucinare e per
conservare gli alimenti e a stoviglie e recipienti
destinati alla mensa e al consumo del cibo. La
ceramica da cucina, di impasto grossolano, comprende
pentole o altri recipienti da fuoco, dolii, olle
e vasi di dimensioni minori. La ceramica di argilla
depurata, destinata alla mensa, annovera le seguenti
forme: ciotole, mortai, vasi a fruttiera, brocche
e piattelli. In virtù della sua diffusione, dall’Adriatico
al territorio mantovano e da Parma a Bologna,
tale classe viene anche definita etrusco-padana.
Altri tipi di produzioni locali, meno rappresentati
dei precedenti, sono le classi ceramiche, sempre
d’impasto depurato, denominate bucchero padano
e ceramica grigia. Al Forcello venivano certamente
prodotti anche manufatti in metallo: benchè vere
e proprie officine di artigiani del ferro e del
bronzo siano attestate solo nelle fasi H ed E,
è probabile che altri atelier, collocati in aree
differenti, siano stati attivi per tutte le fasi
di vita dell’abitato. Abbastanza numerosi sono
gli oggetti in ferro, che tuttavia presentano
spesso un cattivo stato di conservazione. Si
tratta di chiodi, grappe e maniglie, utilizzati
per arredi e altri elementi lignei delle abitazioni,
anelli e ganci di diverso tipo, coltelli e falcetti,
cuspidi di lancia e anche alcune fibule di tipo
Certosa. Ancora piĂą abbondanti sono gli oggetti
in bronzo, residui dei diversi momenti della
produzione, a partire da scorie di fusione, frammenti
di lingotti e di manufatti destinati ad essere
rifusi, fino a giungere agli oggetti finiti.
Quasi tutte le categorie sono rappresentate:
vasellame e arredi domestici, utensili ed armi,
ornamenti e articoli per l’abbigliamento, figurine
di carattere cultuale. Assai rari sono, infine, gli
oggetti in argento ed in piombo.
La testimonianza della
scrittura
L’appartenenza degli abitanti del Forcello all’ethnos
etrusco è apparsa chiara, fin dalle prime ricerche,
grazie ad alcuni precisi indizi, quali la presenza
della caratteristica ceramica fine da tavola e la notevole
quantità di materiale d’importazione dalla Grecia,
mai così ben rappresentato negli altri centri padani
non etruschi. A definire in modo inequivocabile la
provenienza di questa comunitĂ , tuttavia, sono stati
i ritrovamenti di iscrizioni, impresse prima della
cottura o graffite su ceramica, in alfabeto e lingua
etruschi. L’adozione dell’alfabeto greco da parte degli
Etruschi si fa risalire al 700 a.C. circa. Dei 26 segni
che ne facevano parte ne vengono selezionati inizialmente
22, e poi solo 20, attestazione quindi di una scelta
ragionata, data dall’esigenza di far corrispondere
questi segni ai suoni di una lingua differente. Le
iscrizioni del Forcello denotano peculiaritĂ grafiche
e onomastiche che trovano ampio riscontro nei centri
adriatici di Adria e Spina, nel Bolognese e nel Reggiano.
Esse rimandano, per grafia e norme ortografiche, all’Etruria
settentrionale, ovvero a cittĂ quali Volterra, Populonia
e Chiusi. E’ dunque da questi luoghi, evidentemente,
che ha avuto origine la colonizzazione etrusca della
pianura padana. Le iscrizioni ritrovate al Forcello
indicano per lo piĂą il nome del proprietario del vaso
su cui sono incise. Talvolta è il vaso stesso che dichiara
di appartenere a qualcuno attraverso una formula introdotta
da mi (= ego, io) e seguita dal nome del possessore
al genitivo, interpretabile semplicemente con l’espressione:
“io sono di…”. Fra le formule onomastiche, in particolare,
si segnalano le iscrizioni: :ans'us'.markes':, impresso
prima della cottura sul fondo di una ciotola; venza
(o venzal), graffito sul piede di uno skyphos attico
e attestato in Etruria settentrionale; [---] tarnelaves',
inciso sul piede di una ciotola e forse in rapporto
con un gentilizio noto a Vulci; haltva., graffito sul
bordo interno di una ciotola e che trova precisi confronti
ad Adria. Di notevole interesse
è l’iscrizione rinvenuta sul fondo esterno di uno skyphos attico a vernice nera:
[–] i menpe kape mi pr [–] aitus'. Si tratta di una formula che esprime il divieto
di appropriazione dell’oggetto, seguito dal nome del proprietario; la grafia
scelta, inoltre, è corsivizzante, ovvero di una tipologia che sembra utilizzata
per redigere testi importanti o, come probabilmente in questo caso, connessa
con l’attività di un santuario. |